L’Italia? UNA FUGA DI FESTA!
L’Italia? UNA FUGA DI FESTA!

Nome e cognome: Marcel Zanolari

Anno di nascita: 1975

In Valtellina dal: 1997

Attuale impiego: viticoltore alla Casa Vinicola La Torre

Domicilio: fino al 1999 Poschiavo, poi Bianzone 

Durata tragitto casa-lavoro: ora che vive a Bianzone il tragitto è di km 0. La sua casa si affaccia sul suo luogo di lavoro: i vigneti

 

Da bambino per te la Valtellina era… Quando venivamo in Italia eravamo sempre contenti. Si veniva a Tirano, andavamo a messa e visto che mio papà già lavorava per una ditta transfrontaliera, magari ci stava anche un giro in cantina. Venire in Italia era un po’ come un fuggire al caldo. Era una “fuga di festa”… un cappuccino.

Come sei arrivato al tuo lavoro attuale in Valtellina? Mio papà aveva delle vigne di proprietà e un rudere, che è stato ristrutturato con gli anni. Ma non pensavo ancora alla viticoltura. Al contempo non sapevo però bene che strada prendere. C’erano tra le scelte: il disegnatore, il meccanico e… poi sono andato a fare un apprendistato in Svizzera tedesca in una cantina, finché nel 1997 con mio padre ci siamo messi in proprio. E ora non cambierei mai questa scelta! È stata proprio una bella scelta di vita!

Qual è la cosa che più ti piace di quel che hai trovato in Valtellina? Tutto l’insieme, la Valtellina è tranquilla. Non che mi dispiacesse Poschiavo, ma il suo clima è proprio un po’ austero, e poi qui con la gente mi sento a mio agio e ben integrato.

Cosa ti sei portato da casa quando hai attraversato il confine? Niente. Sono uscito presto da casa: avevo 16 anni. Mi sono sempre portato appresso solo il “mio chez moi”. Mi sono costruito qui il mio nido!

Ti è mai capitata una situazione particolare alla frontiera? All’inizio, durante i primi anni in cui ho fatto il vero transfrontaliero, mi facevano sempre un po’ di storie, del tipo: “Come mai sei in Italia e hai la macchina targata svizzera?!”. Diciamocelo, erano un po’ “tartassosi”, dipende poi da chi c’era. Poi mi son fatto furbo e la risposta è diventata semplicemente: “Lavoro le vigne in Italia, per forza devo passare il confine!”.

Per te cambia qualcosa al di qua o al di là di Piattamala? Se penso anche solo alle pratiche doganali, insomma per la burocrazia, c’è un abisso! Gli svizzeri sono un po’ “quadrati” ma le pratiche si svolgono subito e si fanno in un certo modo. In Italia ogni giorno è una cosa nuova, ogni persona una legge diversa, ognuno sembra avere e applicare una legge particolare: oggi si fa così, quando giusto ieri abbiamo fatto cosà… e con dei tempi decisamente lunghi. Quando poi impari a conoscere la dinamica è anche divertente, certo non devi avere fretta e devi prendertela con calma. Questo mi è anche stato di insegnamento per affrontare certe situazioni, mai farsi prendere dalla fretta. Con calma si possono risolvere molte cose… ma non sempre! Tutto sommato, sì, c’è qualcosa che cambia. Non so cosa. Tu stesso ti senti in modo diverso. Poi spesso noi stessi svizzeri varcato il confine ci accorgiamo che non sia tanto sbagliato il rimprovero che ci fanno: di essere “dei terroristi” quando invece in “patria” siamo più ligi alle regole. Il cambiamento lo percepisci anche a livello ottico. Le rifiniture, e in generale le cose, in Svizzera sono più precise: anche solo il manto stradale. Facendo la manutenzione come viene fatta, periodicamente, curando quello che si fa ogni anno, i costi ci sono. Ma non fare la manutenzione che ci vuole in Italia però vuol dire che quella volta che la si fa magari ti fa spendere molto di più perché il recupero è di una situazione più grave e, a conti fatti, chi ci ha guadagnato? La manutenzione costante credo… no? Altro punto: se parlo con un venditore italiano e mi mostra un listino, io con ottica da svizzero, dico va bene, il prezzo è quello e poi dopo anni mi sento dire, magari dal venditore stesso: “Ma non hai mai chiesto lo sconto?”. Ma se mi dicono che costa così, costa così. Se oltre un certo acquisto ho diritto allo sconto, che me lo dicano! Mica te lo devo chiedere… non è una gara, non è un’asta!

Quando hai pensato ”ma questi sono proprio italiani” oppure “ma questi sono proprio svizzeri”? Sì, lo svizzero è inquadrato. Lo vedi e lo riconosci subito. Se invece ci sono casini e assurdità, è probabile che tu sia in Italia, dove per fare una cosa, per svolgere una pratica o per ottenere una sola risposta, devi prima farne mille altre, negli uffici così come in dogana…

Puoi esprimere un desiderio: in Valtellina o in Valposchiavo ci metti o ci togli…? Niente. Si perderebbe il bello di tutto! Si perderebbe il “fascino” delle diversità! Che senso avrebbe l’essere tutto uguale e perdere l’unicità? Come con il vino e così in tutte le cose: la particolarità della gente, dei popoli così come delle regioni! “Tüt precis l’è gnà tüt bel”!

E infine: hai ancora qualcosa da dichiarare? No. Non ho niente da dichiarare.

(Nicoletta Cantoni)


Data: 05/10/2011
 
05/10/2011, 08:09
I pizzoccheri

Bella domanda...

cristina culanti


Autore dal
18/06/2009