MOVIMENTO AUTONOMISTA
MOVIMENTO AUTONOMISTA

Esempio da seguire anche in provincia di Sondrio?

Il comitato che propose il referendum diventa un Movimento politico d’opinione.

(tratto dal sito Bellunoautonoma)

I partiti non hanno voluto contrastare la trasformazione delle Province in enti di secondo grado, privi di sovranità e di competenze operative.

Nessuno dei rappresentanti in Parlamento e in Consiglio regionale s’è opposto all’eliminazione della Provincia. Alcuni di loro hanno anzi sostenuto attivamente e direttamente questa proposta.Diventa impossibile anche proporre un quesito referendario per sapere quello che la popolazione desidera, dopo che l’Ufficio elettorale della Corte di Cassazione ha giudicato inammissibile quello proposto dal Consiglio provinciale. Diventa molto difficile dar seguito al ricorso della Provincia, sostenuto dalle delibere di quarantacinque Comuni, al Capo dello Stato, contro l’ordinanza della Cassazione

Il Comitato aveva fatto affidamento sui partiti e sulle persone che li rappresentano in sede locale. Ha sostenuto partiti e rappresentanti, li ha difesi dall’antipolitica, dal qualunquismo.Però la sudditanza e la impotenza ad agire come comunità, la perdita di potere e di dignità, la rinuncia a rappresentare gli interessi locali sono le dichiarazioni di fallimento dei Partiti politici.Sappiamo che Deputati e Senatori non hanno vincoli di mandato e devono perseguire l’interesse della nazione. Ma le nazioni sono fatte di comunità solidali, non che si distruggono l’una con l’altra. Continuiamo a pensare che governare e amministrare le nostre comunità sia faticoso, difficile e complicato per tutti. Specialmente in periodi di recessione economica internazionale.

Non possiamo più affidare ai Partiti la nostra sopravvivenza. Essi tengono di più ai loro interessi di partito nazionale o regionale, che al benessere delle comunità della montagna.A che serve avere dei partiti che, nel momento del bisogno e delle difficoltà, non sono in grado di superare le loro divisioni, i loro contrasti in vista dell’interesse comune?

Per questo costituiamo un Movimento indipendente. Non fondiamo un partito ma ci assumiamo la responsabilità e l’onere di dare una rappresentanza svincolata dai programmi di partiti nazionali che in sede locale hanno dimostrato di non essere in grado di rappresentare gli interessi delle comunità.Un movimento è un insieme di persone, anche con opinioni diverse tra loro, che convergono, per svariati motivi, “intorno” a un’idea che condividono.A questo movimento possono partecipare tutti coloro che sentono la necessità di impegnarsi, con i propri talenti e capacità, che desiderano fare la propria parte per la salvezza e la sopravvivenza delle comunità della montagna .L’obiettivo è il perseguimento dell’autonomia, intesa come strumento di assunzione diretta delle responsabilità nell’auto governo locale. Essa si manifesta con l’assunzione d’iniziative politiche idonee a coltivare, rinforzare e raggiungere migliori capacità amministrative dei beni comuni locali.Avremmo preferito che questo ai fosse attuato mediante il referendum ma ci è stato negato. Non ci resta che farlo direttamente chiedendo di aderire a questo movimento che non impone di abbracciare ideologie, di abbandonare i partiti cui si aderisce o di prestare giuramenti di fedeltà autonomistica.

Vogliamo fornire uno strumento di auto organizzazione diretta, nella quale la democrazia interna determinerà scelte e orientamenti condivisi, in piena libertà e nel quale il vincolo di adesione di ciascuno durerà solo finché si sentirà accolto e rappresentato.


Data: 31/01/2012
 
07/02/2012, 16:11
L’intervento di Costanzo

“Calata nel totale silenzio provinciale, dopo i grandi proclami di una legge, quella sulle concessioni idroelettriche, e la sua bocciatura da parte della Corte Costituzionale con la sentenza n. 339/2011, è tornata oggi in aula del Pirellone la discussione,  attraverso l’interrogazione ho chiesto all’assessore regionale all’Ambiente Raimondi cosa intendesse fare la Giunta”.

 

Costanzo, nell’esporre l’interrogazione, ha sottolineato la strumentalità di una legge che, secondo alcuni, avrebbe dovuto segnare la storia, almeno leggendo alcuni manifesti leghisti che citavano: “Da oggi, i soldi delle nostre dighe sono della nostra gente”: “Sarebbe servita maggiore prudenza e meno demagogia. Avevamo fatto presente che la legge poteva invadere competenze legislative proprie del Parlamento nazionale e purtroppo abbiamo avuto ragione”. 

 

Il consigliere ha ringraziato l’assessore Raimondi per la risposta che “finalmente riposiziona correttamente e fuori dalla strumentalità che aveva invece investito il territorio valtellinese. L’Assessore ha informato l’aula che, dopo la bocciatura della legge regionale n. 19 del 2010, c’è stato un incontro tra il Ministro Passera e il Presidente Formigoni dove si è iniziato ad affrontare il tema delle concessioni idroelettriche e dei criteri previsti per i bandi di gara”.

 

Costanzo ha quindi concordato con l’assessore sulla necessità che il Governo emani il Decreto Ministeriale contenete i criteri per i bandi di gara perché, ha detto, “credo che sia lì che dobbiamo esercitare tutto il peso di Regione Lombardia per portare a casa un risultato reale per i territori dove sono ubicate le centrali idroelettriche”.

E sempre rispondendo a Raimondi che rivendicava  il federalismo demaniale, Costanzo ha auspicato che “non si fermi in un trasferimento di competenze dallo Stato alle Regioni, ma arrivi sino ai territori interessati con il trasferimento delle competenze del demanio idrico alla Provincia di Sondrio che fornisce quasi in 50% del fabbisogno energetico della Regione”.

cristina culanti


Autore dal
18/06/2009

02/02/2012, 13:07
oro bianco

Il 31/12/2010 è scaduta una prima tranche di concessioni gestite da A2A in provincia di Sondrio, circa il 10% del totale. Entro il 2017 scadrà un successivo 40%. 

 

In provincia di Sondrio, come riporta il sito del PD, i numeri parlano chiaro: 310 opere di captazione, 36 grandi derivazioni e 87 piccole derivazioni per un totale di 770 MW di potenza nominale di concessione, circa 500 km di condotte e canali, 800 km di elettrodotti e 56 dighe con una capacità di accumulo complessiva di oltre 400 milioni di metri cubi. Oltre  il 90% dei bacini idrici è utilizzato per fini idroelettrici: IL 13% DELLA PRODUZIONE IDROELETTRICA NAZIONALE E IL 50% DI QUELLA LOMBARDA, CON UN INDICE DI PRODUZIONE IDROELETTRICA PARI A 11,97 KW/ABITANTE. 

 

L’avvocato Dario Marchesi, sul sito del CAI: Il decreto Bersani ha fissato al 1° aprile 2029 la scadenza delle concessioni per le grandi derivazioni idroelettriche rilasciate a suo tempo a ENEL. Quelle rilasciate ad altri soggetti, scadute o in scadenza entro il 31 dicembre 2010 sono state prorogate di diritto a tale data. Per quelle in scadenza dopo il 31 dicembre 2010, i termini di scadenza sono quelli stabiliti dai relativi atti di concessione. 

A SEGUITO DELLE MODIFICHE INTRODOTTE ALL’ART. 12 DEL D. LGS. N. 79/1999 DA PARTE DELLA LEGGE FINANZIARIA PER IL 2006 (L. N. 266/2005) ED ALL’INTERVENTO DELLA CORTE COSTITUZIONALE, CHE CON SENTENZA N. 1/2008 HA DICHIARATO LA PARZIALE ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE DI TALI MODIFICHE, ALL’AFFIDAMENTO DELLE CONCESSIONI DI GRANDE DERIVAZIONE IN SCADENZA AL 2010 SI DOVRÀ PROCEDERE MEDIANTE ESPLETAMENTO DI UNA GARA AD EVIDENZA PUBBLICA, PER LA QUALE DEVONO ESSERE DEFINITI I REQUISITI ORGANIZZATIVI E FINANZIARI MINIMI DEI POTENZIALI CONCORRENTI E I PARAMETRI DI PREVISTO AUMENTO DELL’ENERGIA PRODOTTA E DELLA POTENZA ISTALLATA. 

Ferma la disciplina dettata dall’art. 12 del D. Lgs. n. 79/1999 per le grandi derivazioni ad uso idroelettrico, per il rinnovo delle altre derivazioni il concessionario è tenuto a presentare la relativa domanda anteriormente al suo scadere (con tempistica sovente specificata dalla normativa regionale), il cui accoglimento è subordinato alla sussistenza dei 

medesimi requisiti sostanziali previsti nel caso di nuova derivazione. 

Tutti i soggetti richiedenti una nuova concessione di derivazione ovvero in sede di rinnovo, variante della concessione e di adeguamento della derivazione al rilascio del DMV, sono tenuti ad istallare idonei strumenti per la misura delle portate e dei volumi d’acqua derivati, previa presentazione di idoneo progetto delle opere e degli strumenti necessari ed approvazione dello stesso da parte del’Autorità concedente. L’inadempienza del concessionario in ordine all’istallazione degli strumenti di misurazione può comportare la decadenza della concessione. 

cristina culanti


Autore dal
18/06/2009

31/01/2012, 20:28
Bene

e bravo lucavi, qui sta il nodo della questione, non in proclami e voti fittizi e folclore per nascondere la non - voglia di autonomia, di autodeterminazione. abbiamo le acque, l’oro bianco, dico io. e lo continuiano a svendere dietro mille ideologie.  

 

la iena


Autore dal
16/09/2011