E’ di Tresivio il miglior scrittore lombardo 50&Pi?
E’ di Tresivio il miglior scrittore lombardo 50&Pi

L’edizione 2011 del concorso “Poeti e Scrittori in Lombardia – 50&Più per la cultura” è stato vinto dal valtellinese Giorgio Gianoncelli, di Tresivio.

Un primo posto che lo scrittore si è conquistato con il racconto “Lassù sulle montagne”, incontrando il favore di una qualificata commissione composta dai poeti e critici letterari Filippo Ravizza (presidente), Sebastiano Aglieco e Mauro Germani.

 

L’associazione 50&Più lombarda, attiva all’interno di Confcommercio, ha suddiviso gli elaborati dei concorrenti in due sezioni: una 50&Più riservata ai soci e una aperta a tutti i lombardi con più di 18 anni. Da quest’anno, inoltre, il concorso si affianca al Premio una collana di libri che, di volta in volta, presenterà i testi vincitori nell’edizione dell’anno precedente.

Il primo volume della neonata collana è già stato presentato e distribuito al pubblico e le  premiazioni si sono svolte presso Unione Confcommercio Milano, alla presenza del presidente della 50&Più nazionale Giorgio Re: i vincitori hanno ricevuto buoni per l’acquisto di libri, una targa e un diploma.

 All’evento ha assistito anche Valente Zoaldi, presidente della 50&Più della provincia di Sondrio attiva all’interno dell’Unione Cts, insieme al consigliere Giovan Battista Vaninetti. Zoaldi non ha nascosto la sua soddisfazione: “Siamo molto orgogliosi per questo nuovo successo portato a casa dalla 50&Più della provincia di Sondrio: i nostri associati ci hanno ormai abituati a ottimi risultati e mi complimento con il nostro Giorgio Gianoncelli per la sua bravura”.  

“Lassù sulle montagne” è frutto in parte della fantasia, ma in parte anche della realtà – ha spiegato Gianoncelli -. mi sono ispirato al mondo dell’alpinismo e, in particolare, alla figura della signora Giacomina Fiorelli, cha appartiene alla dinastia dei rifugisti della nostra splendida Valmasino”.

 

Sempre Gianoncelli: “Sono molto lusingato per il primo posto di miglior scrittore 50&Più, anche considerando il grande numero di partecipanti, tra cui molte persone laureate e abituate alla scrittura, al contrario di me, che ho fatto il commerciante”.


Data: 03/02/2011
 
03/02/2011, 16:14
IL RACCONTO DI GIORGIO GIANONCELLI

Lassù sulle montagne…  Sul versante destro del fiume Adda verso il finire della Valtellina di fronte alla cittadina di Morbegno e altri borghi, lungo un buon tratto dalla sponda Orobica dopo i declivi boscosi che salgono dolcemente allargandosi qua e là in spazi erbati, dal piano della valle si osserva un’imponente massa rocciosa con i picchi sempre coperti di neve. E’ la spettacolare Vetta del Cengalo. Ma il massiccio più rinomato alla destra e un poco nascosto dal Cengalo è il Pizzo Badile. Vette coronate da picchi aerei e dirupi che scendono in profondità tra inerti ghiaioni e lastroni ghiacciati. Sia l’uno sia l’altro sono naturale palestra per alpinisti esperti o scalatori novelli. Lassù poco sotto il nido delle aquile al riparo di un costone che lo protegge dal vento impetuoso che spesso sferza la montagna, sorge il rifugio “Fioretti”, accogliente dimora notturna per alpinisti in procinto di partire l’indomani all’alba per la scalata all’una o l’altra vetta.Come in tutte le attività sociali nel Mondo, anche nell’alpinismo sportivo l’apertura alle donne è stata lenta e tardiva, tanto è vero, che fino intorno agli anni ’60 del XX secolo, le donne alpiniste si contavano sulle dita di una sola mano in tutto il pianeta alpino, ma da allora nel giro di pochi anni le donne sono entrate a pieno titolo anche in quel mondo, con il loro sorriso e lo sguardo penetrante ed hanno arricchito l’attività alpinistica della loro gentilezza. Proprio in quegli anni nasce una bambina graziosa figlia dei gestori del rifugio che l’hanno chiamata Giacomina. Giacomina cresce come tutti i bambini della Terra, nei giochi, nei sogni e nello studio. E’ una ragazza minuta, non tanto alta di statura, ma solida, con lo sguardo sereno e il sorriso aperto sul volto sempre abbronzato dal sole di montagna.Anche per Giacomina termina il tempo dei sogni e come tutti i ragazzi deve affrontare il percorso di studi per camminare poi nel mondo con la propria autonomia. La ragazza prende in mano la sua vita e studia senza essere pervasa dall’arrivismo scolastico. Nelle ore libere e nelle giornate di vacanza durante l’anno scolastico sci ai piedi e in santa libertà scorre lungo i campi nevosi che alterna con lunghe nuotate in piscina, appena la primavera apre alla luce è sui prati solivi ai piedi del Cengalo, e lassù cerca di contare i bucaneve sui prati che non riesce a contare per tanti che sono. La giovane ragazza ha tutte le caratteristiche d’iniziativa e libertà della donna moderna. La futura alpinista cresce tra fiori di montagna, placche rocciose e studio in città per preparare il… “passo del camoscio”. Invitata dalle amiche un sabato sera prova a frequentare una discoteca, dedica ad essa una notte e il giorno seguente comprende che frequentare quel luogo è tempo regalato al vento, che non vale la pena perdere notti per sentire musica assordante e confusi discorsi con tutti i rischi connessi: Giacomina preferisce il sapore dei fiori di montagna e il profumo delle rocce.Una sera al rifugio “Fioretti” arriva un alpinista di vecchia conoscenza con il giovane suo figliolo, pernottano e l’indomani andranno a scalare in preparazione ad una loro impresa sulle pareti dell’Everest. Per ragioni scolastiche i due ragazzi già si conoscono ma lì, intorno alla fiamma che arde nel camino, dove in gruppo si chiacchiera e si parla di strategie alpinistiche, lo sguardo dell’uno penetra l’anima dell’altra e viceversa. Non è il classico impulso passionale giovanile, no! e nemmeno il classico ammiccamento, è solamente una scintilla dell’anima che scocca tra essere viventi, impercettibile e non sempre colta perché i rumori del mondo, per mille e più ragioni, portano via e comprimono la sensibilità umana ma questa scintilla è il segnale luminoso all’inizio di una “galleria” buia tutta da illuminare. Arriva anche il tempo della maturità scolastica, lei è insegnante magistrale, lui Michele, geometra. I due giovani alpinisti, in attesa di iniziare l’attività professionale, salgono in cordata rocce e placche ghiacciate, l’armonia è perfetta e giorno dopo giorno la scintilla di quella sera comincia ad illuminare la “galleria”. Lei ragazza minuta, forte e tenace, lui possente e audace, sono oramai alpinisti di rango elevato, coscienziosi e attenti, non un passo se non si è sicuri, infatti, prima di aprire alla luce totale la “galleria” passano due anni, poi, tutto s’illumina con il matrimonio. Assieme affrontano tutte le vette possibili della terra, ma un giorno toccano la vetta più alta della loro vita, arriva un bambino. Mamma Giacomina dal vivo della sua razionalità acquisita durante la crescita biologica chiude con la rischiosa attività sportiva per dedicarsi totalmente alla crescita del loro figliolo e alla formazione di quelli a lei affidati, perché dice: “I bambini non devono correre rischi”. La vita cammina con i suoi risvolti positivi e negativi, c’è posto per tutto; è un discorso che non si chiude mai tra infinito e finito. Giacomina è un messaggio:cresciuta tra l’asprezza della montagna e la dolcezza della valle, totalmente inserita nella vita della natura vegetale, fin da giovanetta ha preso in mano la sua vita e giorno per giorno ha costruito l’equilibrio della sua anima per governarla lungo il percorso tumultuoso dell’umanità in continuo movimento. Potrà mai l’umanità tutta raggiungere questo risultato? La questione è aperta.   

Concorso Poeti e Scrittori in Lombardia – 50&Più – Fenacom 2011

Milano

cristina culanti


Autore dal
18/06/2009