NATALE IN TEMPO DI GUERRA, IN VALTELLINA
NATALE IN TEMPO DI GUERRA, IN VALTELLINA

Quanti Natali abbiamo passato nella guerra in cui ci siamo trovati? Quattro? Cinque? Sono tentata di dire Natali belli, brutti? Ma trattandosi di guerra è d’obbligo dire, brutti. 

 

Ma la vita continua anche in guerra e le situazioni si differenziano da un posto all’altro, ma Natale riesce sempre a donare quello spazio, seppur minimo, di serenità, anche nelle situazioni più tragiche.

Siamo in un paese della nostra regione occupata dai tedeschi; all’inizio da amici e poi da nemici. Una ragazzina,  (che non è Anna Frank, ma poteva avere circa la stessa età, tredici, quattordici anni), si trovava in un alberghetto del posto. Non certo da villeggiante, ma a lavorare, come del resto, tutte le ragazzine di quel tempo, dopo aver terminato la quinta elementare. Necessariamente per guadagnare il pane per sé e per la famiglia.

I tedeschi stavano nella locale caserma, ma avevano il loro quartiere generale in quell’albergo rappresentato da due dei loro capi. Alloggiavano li, ma senza far rumore o mostrare armi o avanzare pretese, unicamente come due ospiti. (La scelta deve essere stata non per motivi politi ma unicamente per il fatto che i gestori conoscevano la loro lingua).

 

La ragazzina non si occupava certo di politica, ma era abbastanza informata sulla situazione in atto nel mondo, visto che l’unica radio della casa era in cucina ed era ancora in cucina che si scambiavano confidenze, sia tra familiari che ospiti. Infatti non le era sfuggito la notizia del passaggio dei tedeschi da amici a nemici, quando il figlio maggiore  aveva confidato in famiglia che uno dei tedeschi, se pur gentilmente, gli aveva detto che da quel momento i loro rapporti non potevano più essere come prima; dovevano pur tener conto che prima erano amici e da quel momento erano nemici anche fra loro. Ma agli occhi della ragazzina non era cambiato niente, tutto procedeva come prima.

Tenuto conto che il tempo passa anche in guerra, si era  nelle prossimità del Natale.

A quel punto, avvicinandosi il periodo natalizio, pareva che pur nel piano buio clima  della guerra, si fosse creato quello spazio di serenità,  anche se con i nemici in casa. 

 

Nei giorni di vigilia, sempre con la partecipazione dei tedeschi, nella sala dell’albergo venne issato un grande albero, addobbato con luci e palle scintillanti e, eccezione rara per quel tempo, con  tante tavolette di cioccolata, che pare fossero frutto dei pacchi regalo che avevano inviato le loro famiglie. Si, certo perché anche loro avevano famiglia. 

Per la ragazzina fu una grande novità. Non aveva mai visto un albero di Natale e con tutte quelle cioccolate che pendevano dai rami!!!!!.

La ragazzina, sempre dal suo posto d’osservazione impegnata a lavar piatti, oltre al resto, vedeva e sentiva delle foto e lettere che le famiglie inviavano e che mostravano in giro. Non a lei, che era lettera morta, ma all’uno o all’altro della famiglia. 

 

Arrivato il momento, anche se solo i due capi dei tedeschi alloggiavano nell’albergo, fu deciso che il pranzo della sera di Natale l’avrebbero fatto lì tutti, assieme i tedeschi della zona, lì in quell’albergo. 

A questo punto si potrebbe pensare, visto che in quel momento i tedeschi, volendo generalizzare le situazioni, parevano i padroni del mondo, che chissà cosa avrebbero messo in piedi, e con che grandi pretese, per quella loro particolare festa. E invece no. Niente di tutto ciò.

Infatti non sono andati alla ricerca di esperti camerieri, di chef de service, di cuochi, ma venne deciso che la cuoca sarebbe stata la padrona, come per qualsiasi altro clienti, anche se la sala in quella sera sarebbe stata riservata per loro e... il servizio? Sentite, sentite, l’avrebbe fatto la ragazzina. Incredibile, visto le circostanze, ma è stato cosi. 

Per quale motivo la scelta sia caduta su di lei, proprio non lo sapeva. Non è stata lei a scegliere, ma era abituata a fare quello che le comandavano e anzi, si sentì onorata. 

 

Per l’occasione, visto che allora non c’erano le divise del mestiere, le figlie del gestore le avevano tirato assieme un vestitino di velluto blu e messo al collo persino un medaglione (forse l’unica volta che ha portato cose del genere) e l’immancabile grembiulino bianco tipico della cameriera. 

Perché proprio lei era stata designata per quel compito importante? Non certo per ragioni politiche. Del resto nonostante la sua giovane età, già da tempo serviva a tavola e quindi, niente di nuovo. 

Di fronte a quella tavolata (forse venti uomini e solo di loro) nella loro imponente divisa, non si fece intimidire, ma svolse il suo lavoro. E’ vero che erano ospiti speciali, visto le circostanze belliche, ma in quel momento non erano che uomini che festeggiavano il Natale.

Del resto i piatti di portata non erano tanti, anzi uno solo per ciascuno. Il menu consisteva in mezza anitra farcita, e al forno e quindi ci stava in un unico piatto. Certo una buona porzione,  visto che non si trattava di uccellini, ma niente d’altro se non piccoli contorni di sottaceto o cose del genere e naturalmente la frutta.

Per il resto non c’era niente di anormale; non armi in giro e nemmeno uomini di guardia fuori. 

 

Era Natale e che fosse rispettata la festa, credenti o no che fossero, lo diedero a vedere quando alla fine, con grande rispetto e serietà, tutti in piedi, intonarono lo “Stille Nacht, Alighe Nacht...", (che è poi analogo al nostro “Tu scendi dalle stelle e….) e forse l’hanno cantato, anche loro,  pensando alle proprie  famiglie, come del resto fa tutta la gente, nel mondo, augurandosi che quella guerra, che loro malgrado vivevano e conducevano, finisse quanto prima.


Luisa Moraschinelli
Data: 20/12/2010
 
05/12/2019, 13:31
Un augurio

Un po’ in anticipo, Newsinfo ha deciso di augurarVi buon Natale attraverso questo bellissimo racconto della scrittrice Luisa Moraschinelli, scritto nel 2010. Grazie Luisa...
cristina culanti


Autore dal
18/06/2009

20/12/2010, 12:50
L’ALBERO AUGURALE

AN BĖL NATAL

 

PAR NÓ

D’ALTAREZIA,

LA COREOGRAFIA

DAL    NATAL

L’E GARANTIDA AMO’ AI NOS DI’:

AN AZZÜUR  CIEL STELAT

CUN LI CANDIDI SCIMI CA LI PAR TRAPASAL

LA LÜNA CA LA FA’ DA PADRUNA AN DA LA SO PASEGIADA,

LA CANDIDA QUERTA DA NEF    CA FASA SCIA CA’, PRAC’ E CAP

E  SAL DA A  FIUCA’?  AL UA’ BE’ A’ QUĖL.

AN QUANTU A    “L’ALBERO”   L’ALTAZEZIA L’E AL SIGÜR ,

LA GH’AN HA AN ABUNDANZA,

CUN LA FASA DA PESC’ DAL BEL UERDU’.

AN TEP AL GH’ERA A’ LA COREOGRAFIA DAL PRESEPI:

AN DA LI STALI AN GHE CH’AN SA RIPARAUA DAL FREC’.

PUSIBIL DA RIPRUDÜ A’ AN CÖ, AN PISCIAN PAR I TZETASC’ U BAGAI.

BUNA L’IDEA DI  PRESEPI SÜ LI FUNTANI;

   PAR   LA GET   CA CERCA   EMUZÜU,

E    PAR     TÜC’

A REGURDA’ CHE

2010     AGN      FA’

AL PADRE ETERNU,

DAL CIEL, L’A MANDAT

AL SO FIÖL SÜ STA TERA

PAR REDIM        L’UMANITA’

(cun tüta la libertà da cret u miga cret)

Luisa Moraschinelli/Natale 2010 

Luisa Moraschinelli


Autore dal
11/11/2010