29/03/2012, 09:17 Un meritato plauso...
Gli ultimi tre millesimi In prevalenza sono stati offerti e presentati i vini delle vendemmie 2007, 2008 e 2009. Dai F.lli Bettini mi ha maggiormente impressionato lo Sfursat 2007 un vino in continuo miglioramento, con aromi di confettura di piccoli frutti rossi, liquirizia e cannella, piacevole morbidezza in bocca. Un’altro Sforzato 2007 di grande spessore e medesima zona di provenienza, il Ronco del Picchio di Fay, naso di more e ciliegie sotto spirito, mentolato con un tannino vellutato. Sempre del 2007 il Numero Uno di Plozza a conferma di una vendemmia eccezionale che ha regalato alla Valtellina vini destinati a durare a lungo. A sua volta il Valtellina Superiore Prestigio 2007 di Triacca, da vendemmia tardiva, ci ha lasciato per l’ennesima volta piacevolmente stupiti per l’eleganza delle sue note aromatiche e la vellutata morbidezza dei suoi tannini in perfetto equilibrio con la fresca acidità. E infine il Sassella Riserva 2007 di Rainoldi, nobile selezione del miglior nebbiolo della più rinomata zona del Valtellina Superiore, vino di grande carattere, fine ed armonico, elegante e di grande spessore, un vino infinito. Il 2008 non è stata una grande annata. Ad essere onesti dovremmo parlare di piccola annata. Tuttavia alcuni vini si sono rivelati di ottimo livello e in ogni caso non si può parlare di mediocrità. Certo molte cantine hanno rinunciato a produrre le riserve o le selezioni, o i cru, più importanti, altre invece hanno ridotto il numero di bottiglie selezionando accuratamente le uve, scartando o declassando quanto non era all’altezza. Meritano perciò di essere citati, lo Sfursat Fruttaio Cà Rizzieri di Rainoldi (circa 6mila bottiglie), con il caratteristico e finissimo aroma di ciliegia sotto spirito, lo Sfursat Carlo Negri della Nino Negri (etichetta col nome del fondatore per differenziarlo da quello distribuito nei canali GDO) di grande intensità e complessità aromatica, il Valgella Vigna La Cornella dei F.lli Bettini, lo Sfursat Vin da Cà di Plozza e il Valtellina Superiore Ortensio Lando di Luca Faccinelli. Da ricordare anche la scelta di Rainoldi di cambiare le etichette dei propri Grumello, Inferno, Sassella sottolineando con forza il legame storico con il territorio. La musica cambia radicalmente con i vini della raccolta 2009. Quelli presentati al Vinitaly, nonostante la gioventù, mostrano già i muscoli e un grande carattere frutto di una vendemmia tra le migliori dell’ultimo decennio. Spicca su tutti, e non è una novità, lo storico Sfursat 5 Stelle della Nino Negri: vino straordinario, già quasi equilibrato che come per le precedenti annate si evolverà positivamente in bottiglia raggiungendo la pienezza armonica. Della stessa cantina l’Inferno Carlo Negri, grande prodotto di territorio frutto di una attenta selezione di uve di alcuni terrazzamenti particolarmente vocati. Mamete Prevostini si conferma con lo Sforzato Albareda dalle note cioccolatose e di caffè, liquirizia ed erbe officinali, in bocca straordinariamente vellutato. Rimarchevole di grande evidenza il Valtellina Superiore Riserva Dirupi, vino di nerbo, vivace e fresco. E poi un poker d’assi quello di Marco Fay che con una materia prima così ricca non poteva sbagliare ed ha infatti centrato quattro grandissimi vini a livello dell’eccellenza: Valgella Carteria, Valgella Cà Morei, Costa Bassa e Sassella Il Glicine. La mano dell’enologo è la stessa ma la differenza del territorio è segnata a conferma della validità della scelta aziendale più orientata verso le diversità del terroir piuttosto che delle denominazioni classiche delle sottozone. Il 2009 segna positivamente anche i vini “base” di un’altra importante cantina, negli ultimi anni un po’ sparita dalla scena enologica, la Conti Sertoli Salis che con due vini il Grumello e il Sassella ritorna con forza alla ribalta. Soprattutto il Grumello mi è particolarmente piaciuto per la sua facile beva, la delicata nota aromatica e la freschezza giustamente equilibrata con un tannino già maturo. Attendo di provare i non ancora in commercio Sforzato Canua e Corte della Meridiana di questa annata. Ma a Verona c’erano anche alcuni vini del 2010, erano i più “semplici” Rosso di Valtellina Doc e Terrazze Retiche di Sondrio Igt. Anche qui novità positive da citare: l’ottimo e onesto Olè di Dirupi da Igt diventa Rosso di Valtellina Doc, il Saloncello della Conti Sertoli Salis ritorna con forza ad un ottimo livello con i suoi aromi di lampone e ribes, fresco e persistente soprattutto di notevole scorrevolezza in bocca. Il Santa Rita di Mamete Prevostini conferma invece la sua piacevole e intrigante morbidezza. Più aggressivo invece il Rosso di Valtellina di AR.PE.PE. con una freschezza elevata e un tannino ben evidenziato. Un giudizio finale e complessivo non può che essere positivo. La Valtellina enoica è, e non da oggi, sulla strada giusta. I vini non sono frutto di omologazione, non sono banali, ognuno esprime con schiettezza quanto il territorio e il vitigno, anche coltivato in situazioni estreme sugli impervi terrazzamenti, sono in grado di dare. Ecco perché bere Valtellina oggi significa sempre più spesso immergersi nella fatica di chi lavora il vigneto, di chi con amore cerca di conservare per il futuro quanto l’uomo e la natura hanno realizzato. I grandi vini, questa mi pare la lezione del Vinitaly 2012, non si fanno seguendo le mode ma migliorando la capacità di raccontare con un buon bicchiere di nebbiolo di montagna il nostro territorio nelle sue asprezze e nelle sue bellezze, le fatiche di chi coltiva la terra, la nostra storia e le nostre tradizioni. Non è stato frutto del caso l’attenzione che Wine Spectator ha dedicato ai nostri vini a conferma che negli States la Valtellina con i suoi grandi rossi sta occupando sempre più un posto di rilievo. Un meritato plauso perciò a tutti coloro (dal vigneto alla cantina) che hanno reso possibile il successo di questa vetrina internazionale dove la Valle ha fatto una gran bella figura. |
cristina culanti
 Autore dal 27/10/2021
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